CAPPELLA DI SAN NICOLO’ POLITI

Cappella San Nicolò Politi

La fastosa Cappella di San Nicolò Politi, collocata al centro della navata sinistra della Chiesa Madre di Alcara, fu eretta secondo il sacerdote Antonio Maria Surdi dagli alcaresi per ringraziare il Santo di essere rimasti immuni da un’epidemia di peste che colpì la Sicilia nel 1624. In realtà bisogna però parlare di due cappelle: la più antica risalente agli inizi del XVI secolo mentre la successiva alla prima metà del XVII secolo.

All’interno della Cappella più antica si accedeva dalla navata laterale della Chiesa, laddove oggi vi è l’altare dell’Immacolata, mentre oggi si entra dalla Cappella seicentesca. All’interno del Sacello di piccole dimensioni è collocato un antico fercolo, corrispondente molto probabilmente a quello che gli Alcaresi acquistarono nel 1519 dalla città di Catania: i catanesi infatti vendettero allora l’ormai inutilizzata vara lignea di Sant’Agata commissionandone una nuova in argento a Vincenzo Archifel. Sul fercolo ligneo sono custoditi il cinquecentesco simulacro in telacolla e mistura di San Nicolò Politi, di autore ignoto, nonchè l’Urna Reliquiaria realizzata nel 1581 dall’argentiere catanese Paolo Guarna.

Cappella San Nicolò Politi

L’edificazione della Cappella Seicentesca, come testimonia un atto notarile, fu intrapresa intorno all’anno 1629 per concludersi nel 1632. Gli stucchi originari furono realizzati dal tusano Francesco Li Volsi ma lo splendore degli ori, la bellezza degli stucchi ed il realismo degli affreschi – descritti ancora una volta dal Surdi nel 1709 – scomparvero quasi completamente con l’incendio che colpì la Chiesa Madre il 2 febbraio 1769. Ad oggi non rimane così nulla dell’opera del Li Volsi mentre del pittore Guasto da Regalbuto pare soltanto i Santi Eremiti del sottarco d’ingresso e l’anima di San Nicolò Politi accompagnata in Paradiso al centro della volta.

Cappella San Nicolò Politi

L’ingresso della Cappella è occupato da una cancellata in ferro battuto sormontata dallo stemma della famiglia Auriti che riporta la data 1704. Varcata la soglia del cancello si assiste ad un tripudio di raffinata delicatezza esecutiva dei motivi ornamentali e delle loro qualità, messe maggiormente in risalto dal prezioso luccichio dell’oro, ma il cui artefice ci è ad oggi sconosciuto a causa dell’assenza di documentazione. Ad evidenziarsi maggiormente sono le figure a tutto tondo dei Quattro Evangelisti sulle pareti laterali e quelle di San Pietro e San Paolo che, sulla parete frontale, affiancano l’altare marmoreo sul quale è posta la tela dipinta nel 1710 da Filippo Tancredi e raffigurante il Rinvenimento del Corpo di San Nicolò Politi da parte del pastore Leone Rancuglia.

A queste interessanti opere sono da aggiungersi due contrapposti rilievi raffiguranti due episodi della vita del Santo: sulla destra La Comunione di San Nicolò Politi nella Chiesa del Rogato; sulla sinistra San Nicolò Politi e San Lorenzo da Frazzanò genuflessi in preghiera davanti alla grotta del Calanna. Altri episodi della vita del Santo sono poi narrati lungo l’intera volta.

Testi di Nicola Bompiedi e Fabrizio Passalacqua

Foto di Giuseppe Cardillo

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